Luciano Spalletti ha parlato in sala stampa alla vigilia di Parma-Juventus. Ecco quanto ripreso da Sky Sport:
Sono settimane intense per i tanti impegni. Come sta il gruppo e cosa teme di più della trasferta di Parma?
“Bisogna trovare soluzioni. La scelta di non andare in ritiro è per avere più spazi e libertà. Con così tante partite bisogna aumentare anche il riposo. Ormai la routine è: partita, riposo attivo o simulazione gara per chi non ha giocato, allenamento invisibile per non staccare del tutto, preparazione alla prossima partita e gara. Tutti stanno rispondendo bene”.
Quali certezze le ha lasciato il cammino europeo?
“Si fanno esperienze e conoscenze nuove che ci possono servire in futuro. L’ultima partita non è stata granché ma può capitare, ora mi aspetto una reazione. Ormai le fasi di possesso e non possesso andrebbero rinominate, ci sono continue riaggressioni, turbolenze e fasi di caos nelle partite. Mi aspetto di rivedere una squadra così, non calma come lo è stata contro il Monaco. Siccome io mi rispecchio nel modo in cui giocano le mie squadre, vorrei vederla meno quieta e più propensa ad andare sul muso degli avversari”.
Yildiz sta lavorando sulle punizioni? Si tratta di un aspetto che può migliorare?
“Sì, ha il piede importante e può raggiungere il top. Deve avere la consapevolezza di essere tale, altrimenti non sarebbe l’alieno che è. Non abbiamo solo lui come battitore, dobbiamo ricavare di più da queste situazioni”.
Lei riposa come dovrebbe fare la squadra? Sembra tornato già lo Spalletti ossessionato…
“L’importante è che non mi vedete stanco. Con tutte queste partite ravvicinate io sono felice, entro nel mio mondo. Ossessionato un pochino lo sono, ma io non mi stanco mai del calcio. Mi stanco solo se la mia squadra non va avanti, non migliora e non vuole scoprire cose nuove, se si adagia”.
David sta mettendo quella “faccetta” che lei chiedeva in passato? Per il Parma ci saranno tanti cambi rispetto alla Champions?
“Ogni situazione è una tappa intermedia per andare meglio in quella successiva, io mi aspetto risposte anche da chi gioca meno perché loro fanno crescere la squadra grazie al confronto continuo negli allenamenti con i titolari. Ci sarà spazio per tutti e avremo delle novità positive per come ho avuto modo di vedere. Abbiamo altre cose da dire, finora non le abbiamo viste a causa delle mie scelte. Ci sono qualità anche in chi ha giocato meno e che sono convinto verranno fuori velocemente”.
Un commento sul sorteggio di Champions contro il Galatasaray?
“Un luogo bello, laggiù sono innamorati del calcio. Si entra in un vortice e dovremo attraversarlo. L’ambiente amplifica tutto e il pallone rischia di passare in secondo piano rispetto alla partita e ai duelli. Siamo convinti di avere le potenzialità per affrontare un avversario forte con qualità individuali sparse ovunque, con calciatori che conosco bene. Non dobbiamo però fare confusione, pensiamo prima alla partita di domani per non farla diventare ancora più difficile”.
Cos’è l’allenamento invisibile di cui ha parlato prima? Il mercato sta finendo, si aspetta qualcuno o crede di restare così?
“Il mercato spetta alla società, io ho un ruolo differente. Se c’è la possibilità di aiutare la squadra lo faremo, ma ciò non incide sul modo in cui noi lavoriamo. La società è impegnata in questa possibilità, aspettiamo e vediamo. Allenamento invisibile? I giocatori stanno a casa ma restano col pensiero attivo, non c’è tempo per staccare definitivamente e poi riprendere un lavoro soft. Non c’è alternativa al riposare, ma bisogna al tempo stesso mantenere la spina attaccata. Ormai conosco e vivo i giocatori, so come reagiscono. Si fa in maniera differente rispetto a quando si giocava una volta a settimana. Io mi fido dei calciatori, sono professionisti top”.
Cambiaso sta entrando meno dentro al campo nell’ultimo periodo? Un caso, o ci state lavorando? L’allenamento invisibile è come il riposo?
“Sì, sono la stessa cosa. Significa stare ancora accesi con la testa. Cambiaso ha Yildiz davanti e deve adeguarsi a chi gli sta davanti. Chi si muove crea delle imposizioni ai compagni. Se Yildiz è esterno, lui entra dentro. Insieme si trovano bene, sanno giocare a calcio e hanno confidenza col pallone, non vogliono che si cambi la marca”.
Da chi ti aspetti qualcosa in più?
“Posso dire che ci sono ancora delle qualità nascoste, ma al momento non voglio correre il rischio di criticare dei giocatori. Il mio lavoro è come quello del minatore, alcune cose vanno cercate e non si trovano in superficie. Per esempio, ho fatto giocare poco Adzic ma in lui vedo motore e scocca importanti, me ne accorgo dai contrasti. Vorrei trasmettergli tranquillità nelle scelte col pallone tra i piedi. Parlo di lui perché mi sta a cuore e ha molta serietà, deve capire quando può o non può gestire il pallone in una certa maniera in alcune zone del campo”.
Spera ancora nell’arrivo di Kolo Muani? Poi le chiedo qualcosa su Osimhen…
“Io e la società siamo d’accordo su tutto quello che si fa. Mi piace parlare sia di Osimhen che Icardi, entrambi hanno il numero 9 come gruppo sanguigno. Con loro hai il piano A, B e C. Con loro devi solo decidere se citofonare o buttare giù la porta. Sono tra i più forti che ho avuto la fortuna di allenare”.
Bremer ha detto che sta accusando la stanchezza. Sarà importante gestire i difensori in questo periodo?
“Mi ero fatto un piano con le sostituzioni prima del match col Monaco, ma l’evoluzione delle altre partite mi ha indotto a provare a fare gol. Volevo far entrare Gatti, ma non ce l’ho fatta. Abbiamo bisogno di giocatori, non permetteremo che si stanchino tra allenamenti e partite”.

